Con una settimana di ritardo, necessaria a far decantare le prime impressioni, affrontiamo il tema delle elezioni presidenziali americane. Partiamo dai fatti: a prescindere che vi piaccia o meno per i prossimi quattro anni il viso degli U.S.A sarà quello del pingue magnate Trump, tutto fuorchè un politico e per questo apprezzato dalla massa di elettori che desideravano un distacco dalla solida e placida linea politica americana.europamerica Ma tutto questo per noi è per i nostri portafogli che ripercussioni avrà? Difficile dirlo essendo il personaggio non proprio inquadrabile, proviamo però a ragionare sugli scenari probabili. Trump è un fortunato imprenditore e non un tecnico, scordiamoci trattati di economia in questo mandato, parlerà alla pancia delle persone con iniziative che arriveranno al più forte populismo, resta un repubblicano (anche se non convenzionale) con un forte concetto nazionalista, porrà l’accento su temi come l’immigrazione e le frontiere. La cosa che però maggiormente può interessarci è la predisposizione imprenditoriale del soggetto, i paesi sono specchio di chi li governa e allora mi aspetto un’America pronta a rimettere in circolo forti somme di denaro in investimenti extra nazionali, questo non per forza in senso positivo, ma di sicuro vedo più probabile il processo contrario rispetto a quello che ha portato FIAT ad acquisire GM. Un’economia a stelle e strisce che si occupa meno dei bilanci e più della propria immagine sicuramente alla lunga risulterà più debole, ma questo all’Europa non può fare comodo? Altro fattore su cui riflettere sono i rapporti in fase di disgelo con la Russia, se Trump dovesse tendere la mano a Putin allo stesso modo i mercati europei lo farebbero nei confronti dei capitali russi. Oggi su “La Stampa” viene pubblicata un’intervista a Allen Sinai (72 anni, già docente al Mit e poi consulente economico bipartisan di quattro presidenti, da Reagan a Bush figlio, attualmente presidente della Decision Economics) che parlando di effetti della politica di Trump sull’Europa risponde così:

«Il continente sarà aiutato da un’economia americana forte. Noi non pensiamo più che la Brexit provocherà una recessione in Gran Bretagna, e anche i suoi effetti negativi sull’eurozona saranno molto ridotti. Se la Bce continuerà l’attuale politica monetaria, alcuni Paesi cominceranno a varare stimoli fiscali, e sul piano macroeconomico il programma di Trump rappresenterà un plus per l’Europa».

In conclusione gli scenari più probabili prospettano un dollaro che raggiunga la quota di pareggio con l’euro, una ripresa dell’inflazione con annesso aumento di almeno due punti percentuali di PIL in America ed un aumento del debito pubblico. Questo nel breve periodo può offrire spunti positivi e respiro alle nostre economie un po’ martoriate, la vera differenza la faranno i temi di politica estera e di intervento sulle politiche di commercio su questi due argomenti dobbiamo basare il nostro giudizio prettamente economico.

A presto,

Emanuele